domenica, gennaio 25, 2009

I'm alone at last with every other me

da quando ho un giradischi (un giradischi! io! ho un giradischi!) sono diventata una di quelle ascoltatrici spocchiose che non ascolta altro che vinili. mi passerà, e se non passasse da sola, passerà grazie a un taglio ai fondi.

ma ad oggi, se mi stacco dal giradischi, è solo per riguardare questo video.
in breve, tornare in germania, freddissimo ma asciutto, einebutterbretzelbitte, ritrovare tutte quelle cose che mi mancano dopo i miei due lunghi soggiorni lassù, vedere i notwist per la quarta volta in un anno ma come se non li avessi mai visti, giocavano in casa, in un teatro, con l'orchestra, parlavano tedesco. ed è stato bellissimo.


è che quello dei notwist, da quando mi è stato passato il link all'album "filtrato", era già disco dell'anno. non ho quasi ascoltato altro, o perlomeno "non in quel modo". non c'era nulla in grado di prendermi così, e per me il 2008 sarà l'album dei notwist.
e dei fuck buttons. perché li ho visti 24 ore dopo essere tornata da bristol, e mi sono imbarcata in una teoria su quanto i fuck buttons siano la rappresentazione musicale della patria del trip-hop, di quello che ho visto le due volte che l'ho visitata, di quello che mi ha raccontata reuben che ci ha vissuto, della distanza fisica e non tra clifton e l'avon. del clifton bridge.
non ricorderò altri album.

ma molti concerti.
i primi cinque.
notwist a lubiana. quando la perfezione musicale incontra la migliore predisposizione emotiva. magico.
sigur rós a barcellona. volevo parlare di questo viaggio, che avevo promesso a me e ad auro almeno tre anni fa. a parte la bellezza di due giorni da dedicare a me stessa, a girare da sola la città, regalandomi tutto il tempo necessario per realizzare che ehi! sto bene!, c'è stato questo concerto: non è stato solo un ritorno ai bei tempi delle nottate in stazione per vedere concerti via da forlì. suoni perfetti, atmosfere che solo loro sanno creare, e poi migliaia di coriandoli colorati (sì lo so che queste cose le fanno anche gli arpionatori di balene prestati alla musica indipendente (cit.), però è stata tutta un'altra cosa)
afterhours al palasharp (dicembre). come molti altri ho perso il conto dei loro concerti che ho visto. 3 volte nel 2008, le prime due dei set troppo brevi per un gruppo che normalmente suona per 2 ore. mancava solo bungee jumping per definirlo il concerto perfetto, probabilmente il loro miglior concerto, con manuel che quasi scende a picchiare un idiota nel pubblico, cosa si può chiedere di più? non sopporto dell'era, ma l'inedito in cui lui canta non concede repliche. anche se continuo a sentire la mancanza di ciffo, è innegabile che il polistrumentista gabrielli (già assurto a mia nuovo eroe personale) abbia dato nuova energia alla formazione. qui non si vede l'ora di rivederli.
radiohead all'arena civica. sono sempre loro, ma non uguali a loro stessi. ripagano di averli visti
in passato, regalando uno show sempre nuovo e sempre perfetto. dopo i loro concerti non riesco a dire altro che "wow".
massimo volume. chi c'era sa.
i secondi cinque.
efterklang. la casa139 non ci ha mai regalato un'acustica simile. un gruppo che ti fa dire "un'altra scandinavia è possibile".
menomena. per il secondo anno consecutivo uno dei dieci concerti dell'anno. e non è solo perché justin harris è per il secondo anno consecutivo il musicista più figo dell'anno. c'è molto di più: un trio che suona per dieci, dei pezzi che si attaccano e non ti abbandonano facilmente. io personalmente li amo. justin di più.
tunng. continuano ad essere uno dei miei gruppi live preferiti. il terzo album non mi ha convinta quanto i precedenti, ma dal vivo non perdono un colpo.
explosions in the sky. il concerto che ho sottovalutato maggiormente. lì per lì mi era parso bello ma niente più. a mesi di distanza continua a crescere. sarà stato il contesto dell'atp (non so di quanti altri concerti di quel festival potrei parlare: della pazzia di berninger? degli okkervil dalla prima fila? della piega latineggiante di iron&wine? dei dinosaur jr. che, semplicemente, spaccano? adem? four tet? phosphorescent? il taglio dei capelli della tizia degli octopus project, gruppo che altrimenti avrei già rimosso? dei sunset rubdown e della loro cantante, mia compagna di sventura al pronto soccorso del villaggio butlins?), sarà che il post-rock ci tocca nel profondo, sarà che incrociavo musicisti di austin in ogni angolo del villaggio, ma io all'atp ho già deciso di tornare.
fuck buttons. dopo che maometto va a bristol, bristol va da maometto. e ci stende tutti.

concerti pacco: why? in primis. troppa spocchia. le luci della centrale elettrica. troooooppa spocchia. il genio. quando la gnocca non basta. lightspeed champion. quanto ha suonato? dieci minuti? è stato comunque troppo.

venerdì, dicembre 05, 2008

fakcing the books

non riesco a capacitarmi del fatto che aver assistito all'anteprima della prima del don carlo mi faccia entrare di diritto nella "facebook generation".

(nel terzo atto il santo inquisitore piega al potere ecclesiastico il monarca di spagna... chissà se domenica a qualcuna delle autorità presenti verrà una sensazione di dejà-vu)

martedì, novembre 04, 2008

But if you are feeling sinister

appena ho messo piede a ingolstadt ho verificato in prima persona che il secondo motivo che rende famosa la città, ossia aver dato i natali a frankenstein, è più che calzante.
è una cittadina carina, tipicamente bavarese, ma la raggiungo e la lascio avvolta da una foschia che lascia intravedere solo i campanili assurdamente barocchi delle varie chiese e rende il tutto enormemente sinistro.
dal canto mio, forse non ero realmente interessata al lavoro che mi veniva offerto, ma più che altro allettata dall'idea che qualcuno in baviera si fosse preso la briga di farsi piacere il mio cv (anzi, sicuramente un errore di sistema ha abbinato al mio nome un cv fighissimo di una traduttrice con moltissima esperienza) e di pagarmi viaggio e albergo per "avere il piacere di conoscermi". io volevo solo mangiare una butterbrezel e passeggiare un po' lungo il danubio.
ingolstadt non è colonia, il danubio non è il reno, e la foschia non è certo ideale per schiarirsi le idee, ma mi ritengo molto fortunata ad aver "vinto" queste 24 ore, in cui ancora una volta non ho capito cosa fare o dove andare, ma ho continuato "il naturale processo di eliminazione" su cosa non voglio.
(per il resto, trovando conoscenti di conoscenti, scopro anche anche che "nel nostro giro di traduttori in fondo siamo sempre gli stessi". omioddio, faccio parte di un giro e non ho nulla da mettermi?)

invece a monaco c'è il sole, c'è il karstadt, c'è la s-bahn, ci sono i lebkuchen più kitsch del mondo, ci sono le librerie, le edicole fornitissime, un'ampia scelta di luoghi poco salutisti dove mangiare aspettando un treno poco frequentato e che scivola via più veloce del solito. l'idea di tornarci per un weekend a gennaio è una di quelle cose che in germania fanno dire "ich freue mich schon drauf"


postilla: mentre aspettavo l'intercity per verona hanno annunciato un treno che fermava a weilheim, e io ho seriamente pensato di salire e andare a suonare a casa markus acher, ma poi mi sono detta: "se non gli ho detto un cazzo a torino, quando era a 7 metri da me che scartabellava scatole di vinili, quando influenti esponenti della blogosferma mi hanno spinta ad andarci a parlare, quando ero probabilmente una delle 15 persone presenti in grado di parlargli nella sua madrelingua, cosa ci vado a fare a weilheim? a dirgli che voglio sposarlo e avere dei figli bilingui? suvvia". e niente, sono andata a consolarmi da starbucks.

lunedì, luglio 28, 2008

how to (make someone) disappear completely (sì, di nuovo)

#4 - sfruttare agganci lavorativi e tappezzare casa con immagini delle collezioni di questa casa di lingerie. o con screenshot di questo spot che venerdì ho dovuto vedere (sempre per lavoro). a differenza di un banale intimissimi che mi farebbe dire "ah che bel reggiseno, peccato che mi starebbe di merda" la visione di guepiere, frustini e copricapezzoli con nappina non mi farebbe questo grande effetto. forse anche perché il burlesque, se fatto bene, mi piace molto.

(e, se qualcuno se lo stesse chiedendo, ovviamente lavoro in un sexy-shop)

I'll send you a letter from the front line please send applause and some good advice

nella cassetta della posta c'era un pacchettino dal salento.
e quindi sì, pare che davvero qualcuno venga a ritirarlo il prossimo weekend, direttamente da barcellona.

(e sì, sono un'inguaribile romanticona. quando voglio io)

(e ovviamente sì, smerciamo droga)

martedì, luglio 15, 2008

how to (make someone) disappear completely (2° puntata)

#3 - io - girare per casa con la maglietta della mia setta satanica preferita

(credits: l'idea è mia, ma indirettamente ispirata da frà)

how to (make someone) disappear completely

tentativi a tempo perso per far fuggire il neocoinquilino bigotto (gente in terrazza dopo cena che discute del dogma dell'immacolata concezione, canti ecclesiastici al mattino)

#1 - coinquilino veneto - "ora esco e tiro un bestemmione dei nostri"
#2 - io - ascoltare ad alto volume e con la porta della stanza aperta il cd allegato a "il meraviglioso tubetto", concentrandosi sulla fine di GDC

(to be continued)

lunedì, luglio 14, 2008

è venuto il momento di andare e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato

appena arrivati sotto il palco, sulla parola rimbaud, dopo l'inevitabile tuffo al cuore "che davvero sì, sono i massimo volume e sono io", ho dato un'occhiata al pubblico, vincendo le scommesse che avevo fatto con me stessa durante la giornata, prima a eataly e poi alla mole "secondo me loro sono qui per i massimo volume". e sull'applauso dopo "il primo dio" ho pensato che mi sarebbe piaciuto raccogliere tutte le storie di chi era lì, alle 8 di un sabato sera, per un gruppo scioltosi anni fa. sono certa che tutti i presenti avessero una storia legata a quel gruppo, dei conti in sospeso, dei ricordi.
se la pioggia non ci avesse dispersi, avrei voluto chiederle almeno a chi era a fianco a me, o alle facce che avevo riconosciuto ad uno sguardo veloce. chiedere chi erano i destinatari degli sms, o delle chiamate (perlomeno ho scoperto con chi urlava al telefono il mio quasi vicino di posto).
del concerto ci sono in giro ottime recensioni, foto e video.
allora io non posso fare altro che iniziare con la mia storia.
li ho scoperti tardi i massimo volume, manco a dirlo. di solito in queste situazioni mi giustifico dicendo che sono piccola, ma non basta.
li ho scoperto qualche mese prima dei tanto attesi diciott'anni. una brutta storia, di midollo non compatibile e del banco vicino al mio rimasto vuoto, all'inizio della quinta. li ho scoperti quando ho preso progetti e sogni e li ho messi via, insieme a tutto il rock storico e il cantautorato italiano che io e marco ascoltavamo dividendo un paio di cuffiette in fondo all'aula. il vantaggio dell'essere secchiona era che i prof non mi stressavano molto. ho preso tutto e l'ho nascosto lontano, e ho cominciato a cercare facce nuove, nuovi progetti, ma soprattutto musica nuova.
le cose si sono intrecciate, e dalle prime chattate su mirc ne ho tratto le due facce della stessa medaglia, dei miei confusi quasidiciott'anni. da un lato la rozzezza adolescenziale dei verdena, con cui mi sono sfogata per tutti i primi tempi, la colonna sonora con cui mi intrattenevo mentre aspettavo i weekend etilici bassanesi. non ricordo di essermi mai ubriacata davvero, mi rimaneva sempre un fondo di lucidità che nemmeno un numero smisurato di grappe alla mela verde è mai riuscito ad affogare.
poi lentamente si è fatta strada la poesia di emidio clementi, soppesare le parole per poi farsi straziare appena meno te lo aspetti. gli stessi versi generazionali che il pubblico urlava sabato.
cercare lentamente un piano b, cercarlo lontano da quello che conoscevo e sentirmi sostenuta da parole che mi colpivano come null'altro prima.
Quel giorno ho fatto un patto/un giuramento con me stesso/Non sarei mai più tornato a casa.
il punto credo sia che davvero
erano gli ultimi istanti di quella che da allora in poi avrei chiamato 'la mia vita precedente, ma all'epoca non ne ero ancora certa.
ora che lo sono, riesco a commuovermi su dopo che, e a pensare che tra qualche anno penserò a quel piccolo evento, quando emidio clementi ha alzato il dito per avere
conferma di vento a favore e un attimo dopo i primi, enormi, goccioloni.
e noi? noi gridavamo, lo sai che è nella pioggia il nostro grido.

(e poi, oltre alla pioggia, ricorderò le prestigiose mantelline da bambini, la pozzanghera in cui sono entrata fino ai piedi, le mie scarpe direttamente in lavatrice, atto definitivo sentita da lontano, ma recitando ugualmente
La cena che domani sera mi spetterebbe di diritto? ma soprattutto le persone squisite con cui ho circa condiviso il concerto. ché quando io mi prendo male, mi dimentico di tutto, anche dell'incredibile squisitezza umana)

giovedì, maggio 15, 2008

I just go crazy like the good old days

qualche mese fa, appoggiata sulla ringhiera di questo ponte (e per fortuna che c'è la targa dei samaritans), giuravo e spergiuravo che no, a bristol mai più. avevamo lasciato la soleggiata bath per venire bidonate dai decemberists, essere paccate dal mio circense preferito, stava iniziando a diluviare, e ci saremmo viste l'eliminazione degli all blacks. poteva bastare.
invece qui si sfida la sorte, si rimette piede nella patria del trip-hop per poi dirottare qui. ovviamente sto partendo con il massimo del pessimismo, che aspettarsi?

nel frattempo ho fatto anche del sano vipspotting, ma cedo tutti i diritti in merito al mio legale di fiducia. da domani dovreste trovare un post su cosa succede quando vai a prendere un aperitivo nel posto meno milanese di milano. star! occhiali finti! negroni senza gin! bambine portate ad aperitivi perché "alimentazione sana is an overestimated value"!
tutto questo e molto altro, da domani, chez icepick