martedì, novembre 04, 2008

But if you are feeling sinister

appena ho messo piede a ingolstadt ho verificato in prima persona che il secondo motivo che rende famosa la città, ossia aver dato i natali a frankenstein, è più che calzante.
è una cittadina carina, tipicamente bavarese, ma la raggiungo e la lascio avvolta da una foschia che lascia intravedere solo i campanili assurdamente barocchi delle varie chiese e rende il tutto enormemente sinistro.
dal canto mio, forse non ero realmente interessata al lavoro che mi veniva offerto, ma più che altro allettata dall'idea che qualcuno in baviera si fosse preso la briga di farsi piacere il mio cv (anzi, sicuramente un errore di sistema ha abbinato al mio nome un cv fighissimo di una traduttrice con moltissima esperienza) e di pagarmi viaggio e albergo per "avere il piacere di conoscermi". io volevo solo mangiare una butterbrezel e passeggiare un po' lungo il danubio.
ingolstadt non è colonia, il danubio non è il reno, e la foschia non è certo ideale per schiarirsi le idee, ma mi ritengo molto fortunata ad aver "vinto" queste 24 ore, in cui ancora una volta non ho capito cosa fare o dove andare, ma ho continuato "il naturale processo di eliminazione" su cosa non voglio.
(per il resto, trovando conoscenti di conoscenti, scopro anche anche che "nel nostro giro di traduttori in fondo siamo sempre gli stessi". omioddio, faccio parte di un giro e non ho nulla da mettermi?)

invece a monaco c'è il sole, c'è il karstadt, c'è la s-bahn, ci sono i lebkuchen più kitsch del mondo, ci sono le librerie, le edicole fornitissime, un'ampia scelta di luoghi poco salutisti dove mangiare aspettando un treno poco frequentato e che scivola via più veloce del solito. l'idea di tornarci per un weekend a gennaio è una di quelle cose che in germania fanno dire "ich freue mich schon drauf"


postilla: mentre aspettavo l'intercity per verona hanno annunciato un treno che fermava a weilheim, e io ho seriamente pensato di salire e andare a suonare a casa markus acher, ma poi mi sono detta: "se non gli ho detto un cazzo a torino, quando era a 7 metri da me che scartabellava scatole di vinili, quando influenti esponenti della blogosferma mi hanno spinta ad andarci a parlare, quando ero probabilmente una delle 15 persone presenti in grado di parlargli nella sua madrelingua, cosa ci vado a fare a weilheim? a dirgli che voglio sposarlo e avere dei figli bilingui? suvvia". e niente, sono andata a consolarmi da starbucks.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ich freue mich immer, deine Seiten, zu lesen.
Ich wusche dir ein schönes Wochenende und eine gute Reise.
No, a parte il mio tedesco sgrammaticato, è da tanto che ti leggo, silenziosa...mi piace molto quello che scrivi e come lo fai, mi ricorda tanto i miei scrittori preferiti, il cui stile, lo vado ricervando nella blogosfera.
ciao ancora.
laura

Cristina ha detto...

io non ho ancora trovato nessuno che scrive come te.
@laura: di quali scrittori parli? mi piacerebbe leggerli